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La lingua giapponese
e` poesia. Nessuna altra lingua al mondo contiene tutte le sfumature
che la lingua giapponese ci propone. Ed e` per questo che la poesia
ha svolto un ruolo molto importante nella storia giapponese, fino a
diventare un quotidiano mezzo di comunicazione. Purtroppo la
ricchezza di una lingua viaggia di pari passo con la sua difficolta`.
Per imparare il giapponese servono impegno, costanza e pazienza,
dati comunque necessari allo studio di qualsiasi lingua.
La scrittura e` spesso considerata la parte piu` difficile
della lingua giapponese; il sistema di scrittura nipponico
prevede infatti l`uso di tre alfabeti diversi: KANJI: I kanji sono gli ideogrammi cinesi giunti in Giappone
nel sesto secolo d.C. Sono utilizzati per scrivere i sostantivi,
le radici dei verbi e degli aggettivi e, oltre ad avere un
valore semantico (un significato) hanno anche un valore fonetico
spesso utilizzato indipendentemente da quello semantico. A
complicare ulteriormente la faccenda, ad ogni ideogramma
corrispondono piu` fonemi (suoni).
Come potete osservare, le due letture sono molto diverse l`una dall`altra, e ovviamente non si possono scegliere arbitrariamente ma, per ogni parola e` decisa una specifica lettura. HIRAGANA: E` un alfabeto di 44 segni fonetici composti da una sillaba (vocale o consonante + vocale). Vengono usati per le particelle grammaticali e per i suffissi verbali e aggettivali.
Cerchero` di spiegare con parole semplici il loro utilizzo: il significato delle parole e` affidato agli ideogrammi, mentre la grammatica e la sintassi vengono espresse tramite l`alfabeto hiragana. Facciamo un esempio:
La grammatica giapponese non prevede l`uso del genere e del numero. Questa e` una semplificazione non trascurabile, che ci permette di dimenticare gli articoli, vera spada di Damocle per gli stranieri
che studiano la lingua italiana. A differenza dell`italiano in cui l`ordine grammaticale interno di una frase e` soggetto-verbo-oggetto, nel giapponese il verbo e` posto sempre alla fine della frase, ottenendo cosi` una struttura soggetto-oggetto-verbo.
Non diro` quindi "mangio la mela" ma "io la mela mangio". Cominciamo a costruire brevi frasi esemplificative:
私はダヴィデです。 = watashi wa Davide desu. (Io sono Davide) Ecco la nostra prima frase: come potete vedere e` composta da caratteri di tutti e tre gli alfabeti; 私 (watashi) e` l`ideogramma di "io", は (wa) e` una particella grammaticale e quindi e` scritta con l`alfabeto HIRAGANA. は e` una particella tematica, che segna
il tema della frase. Come in questo caso, molte volte il tema coincide con il soggetto, ma non sempre e` cosi`. Per il momento ci basti sapere che は sottolinea l`argomento, il tema della frase e che in questo caso corrisponde al soggetto "io". Torneremo piu` avanti
su questo argomento. ダヴィデ e` l`insieme dei caratteri in KATAKANA che compongono la parola Davide (un nome straniero puo` essere scritto solo con l`alfabeto katakana). Infine troviamo il predicato, です, forma verbale corrispondente alla copula essere della lingua
italiana. Questa e` la versione colloquiale della frase precedente. Il verbo prima presente nella sua versione formale, ora e` espresso in forma "piana", ossia informale. Le altre parti della frase rimangono invariate. E` chiaro che a seconda del contesto in cui mi
trovo io dovro` usare la forma piana (per esempio con gli amici) o la forma cortese (con le persone piu` anziane o con chi non conosco). In questo caso, trattandosi di una presentazione, si tendera` ad usare sempre la forma cortese, in quanto non conosco il mio
interlocutore. Facciamo ora un`altra frase: Qui, la frase e` composta da Kanji, Hiragana ma non da Katakana in quanto non vi sono parole straniere all`interno di essa. Osserviamo i componenti ad uno a uno: お(o) e` un prefisso onorifico da apporre in alcune parole quando si sceglie di conversare con la forma
cortese. Si prepone ai soli sostantivi e solo quando il sostantivo e` rivolto all`interlocutore e non a se` stessi (notate la mancanza di お nella risposta "sto bene"). 元気 e` un sostantivo e significa "buon umore, energia". A seguire, troviamo nuovamente la copula です che
a causa della particolare forma grammaticale del "come sta?" italiano, non possiamo piu` tradurre come essere ma dobbiamo tradurlo come "stare". Ed eccoci all`ultima ma molto importante particella: か (ka). Ka e` una particella usata per informare l`interlocutore che la frase
e` una domanda. In altre parole, e` il punto di domanda nella lingua giapponese. Se io voglio fare una domanda, dovro` sempre posporre alla frase tale particella. Ed ecco qui la traduzione: A: Buongiorno |
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