LA LINGUA GIAPPONESE

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NOMI IN GIAPPONESE

La lingua giapponese e` poesia. Nessuna altra lingua al mondo contiene tutte le sfumature che la lingua giapponese ci propone. Ed e` per questo che la poesia ha svolto un ruolo molto importante nella storia giapponese, fino a diventare un quotidiano mezzo di comunicazione. Purtroppo la ricchezza di una lingua viaggia di pari passo con la sua difficolta`. Per imparare il giapponese servono impegno, costanza e pazienza, dati comunque necessari allo studio di qualsiasi lingua.

In questo sito offriro` a breve delle lezioni progressive di lingua attraverso un programma multimediale che ora sto elaborando. Per adesso posso pubblicare soltanto questa pagina di introduzione alla lingua giapponese e una prima lezione di grammatica base..rimanete in contatto e conoscerete presto nuove tecniche per imparare la lingua giapponese.

La scrittura e` spesso considerata la parte piu` difficile della lingua giapponese; il sistema di scrittura nipponico prevede infatti l`uso di tre alfabeti diversi:

KANJI: I kanji sono gli ideogrammi cinesi giunti in Giappone nel sesto secolo d.C. Sono utilizzati per scrivere i sostantivi, le radici dei verbi e degli aggettivi e, oltre ad avere un valore semantico (un significato) hanno anche un valore fonetico spesso utilizzato indipendentemente da quello semantico. A complicare ulteriormente la faccenda, ad ogni ideogramma corrispondono piu` fonemi (suoni).

Facciamo qualche esempio: "本"(hon) e` un ideogramma che significa "libro". Lo stesso ideogramma ha anche un`altra lettura 本 (moto) usata soprattutto per il suo valore fonetico senza valore semantico. E` questo il caso dei nomi di persona in cui il valore fonetico di un kanji e` piu` importante del suo significato: 山本 (yamamoto) e` un tipico cognome giapponese in cui il kanji "libro" ha un puro valore fonetico. "Moto" e`considerato la lettura giapponese (kun yomi)del kanji 本, mentre "hon" la sua lettura cinese(on`yomi). Nelle parole composte da piu` ideogrammi spesso si usano i kanji nella loro lettura cinese, mentre per le parole composte da un unico ideogramma si usa spesso la lettura giapponese del medesimo. Oltre a esistere migliaia di ideogrammi esistono quindi due o piu` letture (nel caso di ideogrammi con 2 letture cinesi) per ciascuno di essi, cosa che non ne facilita` l`apprendimento. Ecco qualche esempio di ideogramma di uso comune e della sua lettura:

Come potete osservare, le due letture sono molto diverse l`una dall`altra, e ovviamente non si possono scegliere arbitrariamente ma, per ogni parola e` decisa una specifica lettura.

HIRAGANA: E` un alfabeto di 44 segni fonetici composti da una sillaba (vocale o consonante + vocale). Vengono usati per le particelle grammaticali e per i suffissi verbali e aggettivali. Cerchero` di spiegare con parole semplici il loro utilizzo: il significato delle parole e` affidato agli ideogrammi, mentre la grammatica e la sintassi vengono espresse tramite l`alfabeto hiragana. Facciamo un esempio:

食べた - "Tabeta". Questo e` una parola che esprime il passato di "mangiare". Il verbo puo` essere suddiviso in radice (semantica) e suffisso (grammaticale). La radice espressa dal kanji "食� conferisce alla parola il significato di mangiare mentre il suffisso "べた�la aggiusta, informando il lettore che il verbo e` espresso al passato. Da qui potete scaricare le tavole dell`alfabeto hiragana.
Tabella Hiragana
 
KATAKANA: E` l`alfabeto di 44 segni utilizzato per le parole straniere. Da qui potete scaricare le tavole dell`alfabeto katakana.

Tabella Katakana

 

LEZIONE 1: GRAMMATICA DI BASE

La grammatica giapponese non prevede l`uso del genere e del numero. Questa e` una semplificazione non trascurabile, che ci permette di dimenticare gli articoli, vera spada di Damocle per gli stranieri che studiano la lingua italiana. A differenza dell`italiano in cui l`ordine grammaticale interno di una frase e` soggetto-verbo-oggetto, nel giapponese il verbo e` posto sempre alla fine della frase, ottenendo cosi` una struttura soggetto-oggetto-verbo. Non diro` quindi "mangio la mela" ma "io la mela mangio". Cominciamo a costruire brevi frasi esemplificative:

 

私はダヴィデです。 = watashi wa Davide desu. (Io sono Davide)

Ecco la nostra prima frase: come potete vedere e` composta da caratteri di tutti e tre gli alfabeti; 私 (watashi) e` l`ideogramma di "io", は (wa) e` una particella grammaticale e quindi e` scritta con l`alfabeto HIRAGANA. は e` una particella tematica, che segna il tema della frase. Come in questo caso, molte volte il tema coincide con il soggetto, ma non sempre e` cosi`. Per il momento ci basti sapere che は sottolinea l`argomento, il tema della frase e che in questo caso corrisponde al soggetto "io". Torneremo piu` avanti su questo argomento. ダヴィデ e` l`insieme dei caratteri in KATAKANA che compongono la parola Davide (un nome straniero puo` essere scritto solo con l`alfabeto katakana). Infine troviamo il predicato, です, forma verbale corrispondente alla copula essere della lingua italiana.

E` importante imparare da subito che esistono due modi per dire la stessa frase:

 

私はダヴィデだ。 = watashi wa Davide da.

Questa e` la versione colloquiale della frase precedente. Il verbo prima presente nella sua versione formale, ora e` espresso in forma "piana", ossia informale. Le altre parti della frase rimangono invariate. E` chiaro che a seconda del contesto in cui mi trovo io dovro` usare la forma piana (per esempio con gli amici) o la forma cortese (con le persone piu` anziane o con chi non conosco). In questo caso, trattandosi di una presentazione, si tendera` ad usare sempre la forma cortese, in quanto non conosco il mio interlocutore. Facciamo ora un`altra frase:

お元気ですか。 = (Ogenki desu ka?) Come sta?(Formale)
元気です。    = (Genki desu) Sto bene

Qui, la frase e` composta da Kanji, Hiragana ma non da Katakana in quanto non vi sono parole straniere all`interno di essa. Osserviamo i componenti ad uno a uno: お(o) e` un prefisso onorifico da apporre in alcune parole quando si sceglie di conversare con la forma cortese. Si prepone ai soli sostantivi e solo quando il sostantivo e` rivolto all`interlocutore e non a se` stessi (notate la mancanza di お nella risposta "sto bene"). 元気 e` un sostantivo e significa "buon umore, energia". A seguire, troviamo nuovamente la copula です che a causa della particolare forma grammaticale del "come sta?" italiano, non possiamo piu` tradurre come essere ma dobbiamo tradurlo come "stare". Ed eccoci all`ultima ma molto importante particella: か (ka). Ka e` una particella usata per informare l`interlocutore che la frase e` una domanda. In altre parole, e` il punto di domanda nella lingua giapponese. Se io voglio fare una domanda, dovro` sempre posporre alla frase tale particella.
La risposta in esempio 元気です, e` composta dai soli sostantivo e predicato. Il prefisso お viene a mancare in quanto il sostantivo e` rivolto a se stessi e quindi e` inutile usare una particella onorifica per se`. La stessa sorte spetta alla particella か che scompare in quanto la frase non e` piu` una domanda.
Ed ecco la vostra prima mini-conversazione:


A: おはようございます。
B:  おはようございます。
A: お名前は何ですか。
B: ダヴィデです。よろしくお願いします。
A: 私は吉田です。よろしくお願いします。
  A: Ohayou gozaimasu
B: Ohayougozaimasu
A: Onamae wa nan desu ka?
B: Davide desu. Yoroshiku onegaishimasu
A: Watashi wa Yoshida desu. Yoroshiku onegaishimasu.

 

Ed ecco qui la traduzione:

 

A: Buongiorno

B: Buongiorno
A: Quale e` il suo nome? (何 significa che cosa, in quanto per domandare il nome non si usa l`interrogativo "quale", come in italiano, ma "cosa". Notate il prefisso onorifico お prima del sostantivo 名前 "nome").
B: Io sono Davide. Piacere!
A: Io sono Yoshida. Piacere!
Termina qui la nostra prima lezione di giapponese. Ma non allontanatevi, perche` a breve continueremo con lo studio dei prossimi capitoli!!

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